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Century: il quadro del cambiamento

Century: il quadro del cambiamento

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Identità, giustizia, guerra, potere: questi i temi suggeriti e attivati sul palco del Teatro Ferroviario di Sassari con lo spettacolo Century di Anna Destefanis, in apertura di “Marosi di mutezza”, rassegna di Meridiano Zero giunta all’undicesima edizione. Il lavoro, alla sua terza apparizione, si propone come una ricostruzione fisico-emotiva di un dipinto di Filippo Figari, pittore sardo del primo Novecento. Un tableau vivant realizzato con attori e pubblico in uno spazio di interazione altamente coinvolgente. «Alcune cose non si possono fare da soli» dice al pubblico Anna Destefanis, lasciando intuire che ognuno dei presenti sarà esortato a prendere posizione.

Century è un gioco che si articola tra palco e platea. Se all’inizio due performer (Anna Destefanis è coadiuvata da Vanessa Podda) descrivono con movimenti scenici la composizione del quadro, le fasi successive prevedono una serie di domande rivolte al pubblico. Alcuni sono invitati a salire sul palco, e i restanti, in platea, rispondono a quesiti di carattere identitario: «Quanti credono nel progresso?», o ancora: «Quanti nel futuro?». Un sassolino consegnato all’entrata viene usato per rispondere all’ultima di una serie di domande «Come ti comporti davanti a un’ingiustizia?». La partecipazione mentale e fisica del pubblico, prima con le domande poi con esercizi di rilassamento diretti da un terzo performer, Thomas Rodger, culmina in un forte coinvolgimento emotivo e punta alla composizione del quadro.

Il palco, inizialmente spoglio, viene occupato da nove spettatori e altrettanti attori che divengono elementi scenici immobili, finendo per incarnare l’ossatura del trittico All’antica capitale della forte Sardegna, oggi conservato nel Palazzo Civico di Cagliari.

Il quadro, dipinto nel 1916, fotografava la situazione storica sarda, ponendo al centro il potere politico, e ai lati quello militare e religioso. L’obiettivo del gioco è quello di interpretare i cambiamenti avvenuti negli ultimi cento anni.

I soldati a cavallo diventano militari armati di mitra, figure sporche di petrolio prendono il posto dei quattro mori, il re non ha più un volto, e l’antico veliero diventa un gommone carico di migranti. 

Con queste immagini Anna Destefanis vuole porre l’accento sulla produzione di armi sull’isola, sulla presenza delle raffinerie di petrolio, e sull’arrivo, ormai costante, di migranti sulle nostre coste. E allora, che volto ha il potere oggi? Non c’è più un re, ma c’è ancora una tirannia, economica, politica, come ben sottolinea sul finale Procurad’e moderare, interpretato da Luca Lai, che canta l’oppressione piemontese in una scena che racconta le odierne schiavitù. Ma quello che era un inno di ribellione ai piemontesi può diventare, oggi, un grido d’incitamento alla rivolta? Una domanda, l’ultima, che non viene esplicitata, ma che resta sospesa sul finale.

Emanuele Biancu, Ilaria Bonu, Claudia Masala, Giulia Sannia, Leonardo Tomasi, Annamaria Quidacciolu, Tiziana Usai

Questo articolo è una esercitazione su materiali di lavoro. Frutto del laboratorio di critica teatrale e giornalismo culturale condotto a Sassari da Teatro e Critica all’interno di Marosi di Mutezza, rassegna teatrale di Meridiano Zero. Collaborazione con ReportersTV

Century

di Anna Destefanis

con Vanessa Podda, Luca Lai, Thomas Rodger, 7 partecipanti al workshop e 9 spettatori circa

setting Leonardo Mazzi

costumi Desacrè, Salvatore Aresu, Otreblalusac

produzione Compagnia B, Codice Ivan

in collaborazione con Cesp, Lariso, Sardegna Teatro, Regione Autonoma della Sardegna

Teatro Ferroviario, Sassari

12 ottobre 2016

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